Armageddon: The Undertaker vs. Randy Orton in a Hell in a Cell Match
Eccomi per la prima volta
anche nelle vesti di “reporter”. L’ho messo tra virgolette perché
preferisco lasciare questo compiti a siti più specializzati. I miei
report, in realtà saranno recensioni degli incontri di Taker (magari non
tutti, di certo i più importanti); non saranno nemmeno in tempo reale,
proprio per questo preferisco mettere tra virgolette “reporter”.Comunque,
pronti via per l’attesissimo Hell in a Cell tenutosi ad Armageddon il 18
settembre. Ho atteso un po’ prima di
scrivere il report, perché volevo gustarmi e studiarmi bene il match.
Già dai primi istanti si capisce che quello che ci attende è un vero e
proprio spettacolo. Orton entra visibilmente spaventato ed appare
insicuro anche nell’eseguire la sua taunt. Tutt’altra storia per Taker,
che entra deciso e pronto a prendersi la rivincita sul Legend Killer.
Continuano i mind games del becchino che si fa attendere lunghissimi
istanti prima di comparire. E finalmente il match inizia. Innanzitutto,
l’unica nota negativa del match: Taker, togliti la guardia da pugile di
strada! Pian piano stai tornando ai bei tempi, per favore cambia
guardia.
Le prime battute sono nettamente a favore
di Taker, che insegue un impaurito Randy Orton. A nulla servono i fuochi
di paglia del Legend Killer (un dropkick, un back body drop), perchè il
becchino sembra controllare completamente l’incontro.
La mia previsione su
questo match era che sarebbe stato un bagno di sangue. E Taker sembra
essere d’accordo con me per come colpisce stiff Orton e per come cerca
fin da subito l’azione fuori dal ring contro la gabbia. E ben presto,
infatti, Randy si ritrova con una maschera di sangue. Come fan del
becchino, non amo Orton. Ma devo ammetterlo: è un attore a 5 stelle.
Raramente ho visto vendere colpi in un modo così credibile, raramente ho
visto un lottatore rendere un incontro di wrestling così realistico in
ogni minimo particolare. Undertaker controlla completamente la
situazione, Randy Orton sembra in balia del terrore, dello smarrimento e
del dolore. Non riesce a fare nulla e ci regala una ring phsicology come
solo i grandi della storia sapevano regalarci.
E
finalmente, dopo tentativi di strozzamento con catene, strisciate di
faccia contro la gabbia e colpi vari, ecco una reazione del Legend
Killer. È il primo capolavoro del match e a realizzarlo sono in due.
Orton è praticamente svenuto sul ring, Undertaker sta salendo sull’apron,
ed ecco che dal nulla Randy connette con una RKO che fa sbattere il
collo di Taker contro la terza corda e lo fa rimbalzare fuori dal ring.
Una meraviglia, sia per come è nata (dal nulla), sia per come è stata
effettuata: rapidissima l’azione di Orton, grandissima la prestazione
del becchino, che si fa nettamente perdonare per il grossolano errore
fatto nella puntata speciale di SD! in onore di Eddie, quando aveva
trasformato l’RKO in qualcosa di non ben definito. Il collo impatta
contro la terza corda, la piega, Taker si gira e sviene fuori dal ring
come senza forze.
Se prima ho tessuto le lodi di Randy
Orton, ora devo fare lo stesso con Callaway, che si dimostra in
gran forma, perfettamente in grado di controllare e portare
avanti un match da dominatore, e
ancora pronto a mettere a rischio il suo fisico con numeri non poco
pericolosi (notevole il volo causato dal back body drop, rischiosissima
a mio avviso questa RKO).
E qui inizia una fase di
dominio per il Legend Killer che si aiuta con al gabbia e ricorre ai
gradini di acciaio per sfiancare l’avversario. E ora è Undertaker a
vendere in maniera lodevole i colpi dell’avversario, riparandosi il meno
possibile e cercando l’impatto più realistico. E il sangue sgorga
ancora, ma questa volta dalla fronte del becchino. Il secondo capolavoro
del match: Randy Orton strangola Undertaker con la catena. Undertaker
sembra davvero impiccato, strabuzza gli occhi, il viso gli diventa
bordeaux. Mi sono detto “ora ci rimane secco”. Da notare come i primi
due capolavori siano maturati con Randy in attacco e Taker in difesa,
alla faccia di chi dice che il becchino non ha più il fisico e il
coraggio per sottoporsi a mosse pericolose. E questa è un’ulteriore
dimostrazione, se ce ne fosse bisogno, che i match si fanno in due e che
bisogna essere degli artisti nel portare aventi i match sia in offesa
che in difesa. Il primo brivido, anche se lieve: Randy colpisce Taker
con una sediata e prova uno schieramento, a vuoto, ovviamente; è tropo
presto. Randy è stanco, Taker si è ripreso e inizia a massacrare Randy
contro la gabbia, a volte usando il suo stesso corpo come arma. Taker
però è troppo presuntuoso e prova un attacco dalla terza corda; a vuoto,
e Orton può nuovamente controllare il match. Il suo momento di gloria
finisce però presto quando Taker lo fa sbattere, attraverso al gabbia,
contro il padre, facendo sanguinare anche Bob Orton. Da sottolineare
come i periodi in cui Orton ha controllato il match sono stati, fin’ora,
molto brevi. Taker sta dominando ed è assetato di sangue.
Chockeslam di Taker, tentativo di
schieramento, ma Randy mette il piede sulla prima corda. Non poteva
finire così banalmente. Si sfiora nuovamente il capolavoro con Randy che
posiziona Taker su un tavolo, vola dalla terza corda e connette con uno
splash che spezza in due il tavolo stesso. Non è proprio un capolavoro,
perché entrambi commettono una sbavatura: Randy è troppo inclinato in
avanti e Taker (che forse se ne è accorto) si ripara in anticipo con le
mani. Peccato; ma il momento mi ha fatto saltare sul divano.
Ma ora viene il
momento in cui ho pensato che fosse tutto finito. In un’azione confusa
Taker colpisce Nick Patrick (facendo sanguinare pure lui), subito
soccorso da Jimmy Corderas. E ora nessun arbitro segue il match.
Tentativo di Last Ride, ma Randy si libera, Taker si volta, lo afferra
al collo. Chockeslam! No! Come a Wrestlemania Randy Orton trasforma la
Chockeslam in RKO. E va per lo schieramento. 1, 2, 3! Il match sarebe
finito, Orton avrebbe schienato pulito Undertaker. Ma nessun arbitro è
lì a contare. E quando finalmente arriva Charles Robinson è tardi. Taker
si è ripreso e riesce a liberarsi al 2 (quasi al 3, causandomi un mezzo
infarto). E ora il becchino è nero di rabbia; resuscita come ci ha
abituato da 15 anni, reagisce a deboli attacchi dell’avversario e
connette con la Last Ride. Altro capolavoro: poche volte ho visto una
Last Ride così credibile, così potente così esplosiva; poche volte ho
visto un avversario contorcersi dal dolore in modo così realistico. Ma
non è finita, perché Charles Robinson è interrotto poco prima del 3 da
Bob Orton, che cade poi vittima della vendetta del Deadman. Un attimo di pausa per due
considerazioni. Randy Orton, comunque finisca, è stato pushato
all’inverosimile: per quasi 10 mesi ha tenuto testa all’Undertaker, e
ora è andato vicinissimo, come forse nessuno prima, ad essere il secondo
lottatore nella storia ad aver schienato pulito Callaway. Undertaker
appare affaticato come quando combatte per 2 minuti: ovvero per nulla.
Sono 26 minuti che combatte ad altissimo livello e senza sosta eppure la
sua prestazione non ne risente. Anzi, è culminata con una Last Ride
potentissima preceduta da un’elevazione stratosferica che ha fatto
sembrare Randy un cruiser. Ma siamo vicini all’epilogo, e a farcelo
capire è il segno del tagliagole. Tombstone’s coming!
No! Come aveva fatto Taker a Wrestlemania, Randy riesce a
ribaltarla e… e questa volta connette!!!! RANDY ORTON HA EFFETTUATO UNA
TOMBSTONE SU UNDERTAKER! Non solo stava per schienarlo pulito, non solo
gli ha tenuto testa per quasi 10 mesi, ora gli ha pure rubato la
finisher, e solo Kane lo aveva fatto! E qui, però, devo veramente
sfogarmi contro la WWE. Quello cui abbiamo assistito è un tentato
omicidio. Undertaker era tenuto troppo basso e al momento dell’impatto
il suo collo si è piegato di lato. Randy Orton ha completamente
sbagliato ad eseguire la mossa. Callaway se ne è accorto e, invece di
abbracciare le gambe dell’avversario, si è protetto con le braccia,
altrimenti i danni fisici sarebbero stati ingenti. Ora appare
chiarissimo perché la Tombstone è vietata, se ad eseguirla non è
Undertaker (e a volte Kane) che la conosce fin nei più piccoli segreti.
E sarebbe bene che NESSUNO la eseguisse, a meno che non si senta sicuro
al 1000%. Sicuramente i due l’hanno provata più volte e la mossa
sembrava poter essere controllata dal Legend Killer. Tornando al match, Randy
sembra incredulo di quello che ha appena fatto, schiena Taker, arriva
Jimmy Corderas. 1, 2… Undertaker resuscita infuriato! Questo, Orton non
doveva farlo! È uno dei finali più emozionanti dell’anno, realizzato,
studiato e portato in scena da due grandissimi professionisti;
nell’insieme è l’ultimo, grandissimo capolavoro di questo match. Orton
stende Taker, che resuscita; lo stende ancora; resuscita. Lo stende di
nuovo… Taker prova a resuscitare ma non ci riesce (con me che svengo sul
divano). Orton esulta, ma Taker lo afferra per la gola e improvvisamente
recupera le forze: l’affronto ricevuto è eccessivo. Sotto una folla in
delirio, Taker respinge l’assalto di Bobo Orton, annulla un terzo
tentativo di RKO. Tombstone su Bob Orton, Tombstone su Randy Orton. 1,
2, 3! Undertaker ha vinto il match! E va a festeggiare in cima alla
gabbia portando con sé l’urna. In conclusione, un grandissimo match,
degna conclusione di uno dei più grandi feud del 2005, forse il più
grande. A Orton non è servito a nulla rubare l’urna (a proposito, a cosa
serviva?), non gli è bastato connettere con 2 RKO, non gli è bastato
rubare la Tombstone. La leggenda di Undertaker continua a vivere. E il
Legend Killer esce sconfitto ma a testa alta per tutto quello che ha
fatto: di più non poteva, l’avversario era troppo forte per lui questa
volta, ma lui ha dato veramente tutto. E
per il feud che ci hanno regalato, per i match che hanno messo in scena,
per l’hype che hanno creato e il pathos in continuo crescendo, mese dopo
mese, per l’Hell in a Cell che hanno realizzato, a Randy Orton e a
Undertaker io dico: GRAZIE.
Demon
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